Cordialità e ristoro in
un paradiso naturale

  
 
 
 
 

 
 

I SASSI DI SAN GIULIANO

 

A volte le coincidenze, nella vita, possono trasformarsi anche in tragedie. E proprio questo accadde al povero Giuliano, coraggioso cavaliere partito per la guerra, che aveva lasciato a casa, da sola, la giovane moglie. Trascorsero i mesi e il destino volle che proprio il giorno prima del ritorno del cavaliere nel suo castello, i genitori della sposa giungessero in visita di cortesia. Dopo cena l’anziana coppia si lasciò convincere ad accettare la camera nuziale (Starete più comodi aveva detto la loro figlia e vi riposerete meglio. Avete fatto un lungo viaggio e, domani, chissà quante emozioni ci attendono, all’arrivo del mio Giuliano!). Il cavaliere, invece, arrivò quella notte: entrò nel maniero senza farsi annunciare, raggiunse subito la camera della sua bella, entrò e... Nella semioscurità della grande stanza, una sola cosa gli fu chiaro: sua moglie stava dormendo accanto ad un altro uomo! La gelosia cieca gli gonfiò il petto, le vene del collo presero a pulsare rabbiose e la mano corse a cercare l’elsa della spada. La vendetta fu immediata e silenziosa, ma non sufficiente a calmare il giovane, che cominciò a urlare disperato. Alle grida corse spaventata la moglie che, nel vedere quel massacro, si lasciò andare a terra e morì all’istante di crepacuore. Giuliano non credeva ai suoi occhi: ma come, allora non era sua moglie, quella nel letto, e l’uomo che aveva ucciso... chi mai poteva essere? Con gli occhi offuscati dallo smarrimento, il cavaliere scostò le lenzuola e vide i corpi senza vita dei poveri suoceri! Quasi impazzì di dolore, il giovane, che fuggì nel cuore della notte, dopo aver accarezzato un’ultima volta i lunghi capelli della moglie riversa a terra. In cerca di pace, l’uomo si ritirò a vita solitaria e di preghiera sulle rive di due laghetti incastonati tra le montagne della Rendeva. Passarono così gli anni: il mondo aveva perso un cavaliere, ma s’era guadagnato un sant’uomo, prediletto da Dio. Un giorno Giuliano, nel corso di una delle sue numerose passeggiate per i prati e i boschi attorno ai laghi, incontrò alcuni pastori che stavano riposando a guardia del loro gregge. Salve, amici disse il santo, sedendosi accanto a loro. È proprio la giornata ideale per portare le pecore al pascolo, questa, vero? E tu che vuoi da noi? Esclamò uno dei pastori guardandolo storto. Oh nulla rispose Giuliano con un sorriso. Se proprio volete regalarmi un pezzo di pane, vi ringrazierei di cuore e... magari vorresti anche del formaggio, eh? Buono a nulla che non sei altro... scansafatiche... vattene di qui, vecchio imbecille! E un sasso scagliato con forza volò a colpire la fronte di Giuliano, che si macchiò di sangue. Non l’avessero mai fatto: dall’alto del cielo scese sferzante un vento gelido che avvolse pastori, cani e pecore in un turbine violento, trasformandoli tutti in freddi macigni! Oh no, buon Dio! Singhiozzò l’eremita gettandosi in ginocchio. Non dovevi far loro del male: anche quel sasso era il mio giusto castigo per il mio antico peccato... Il signore ebbe compassione di quel buon uomo e per fargli capire quanto affetto nutrisse per lui regalò a quei grossi sassi, ma anche a tutti i sassi grandi e piccoli di quei laghetti di montagna, il potere di proteggere gli uomini dal morso delle vipere. È per questo che ancora oggi chi si trova a passare dai laghi di San Giuliano, non se ne va senza mettersi un sassetto in tasca!

Da ADAMELLO BRENTA PARCO, anno 4, n° 3, luglio 2000