Cordialità e ristoro in
un paradiso naturale

  
 
 
 
 

 
 

GIULIANO L'EREMITA

 

Non conosciamo il paese in cui nacque il nostro Giuliano: sappiamo solo che si trovava in Rendena, in uno dei molti villaggi sparsi lungo le sponde del torrente Sarca. Il giovane viveva con i genitori in una casupola ai margini di un boschetto. La loro era una vita tranquilla, in tutto simile a quella delle altre famiglie della zona: lavoravano il campo e l’orto vicino a casa, allevavano alcune vacche, un po’ di pecore e di galline… nessuno, insomma, avrebbe potuto prevedere la tragedia che stava per scatenarsi! Accadde tutto una notte. Giuliano stava dormendo nel suo letto dopo una giornata trascorsa a raccogliere il fieno, quando fu svegliato di soprassalto da un rumore. Qualcuno stava cercando di aprire l’uscio di casa, forzandolo dall’esterno! Pensando ai suoi vecchi che riposavano nella stanza accanto, il giovane si alzò, prese al buio un bastone e si diresse alla porta. Ma sì, lì fuori c’era qualche brigante che tentava di entrare, sperando di trovare chissà quali ricchezze! Giuliano strinse ancor più forte il randello, respirò a fondo raccogliendo tutto il suo coraggio e le sue forze e aprì improvvisamente il battente della porta. Nell’oscurità della notte distinse appena due ombre scure, una quasi aggrappata all’altra, e senza lasciar il tempo a quei ladri di spiccicar parola, cominciò a bastonarli con furia selvaggia. A ogni colpo udiva le ossa frantumarsi, i gemiti di dolore e di sorpresa dei malcapitati: poi caddero a terra travolti da quella valanga di rabbia e non si mossero più. Giuliano, col fiato pesante e le mani sporche di sangue, lasciò alla fine cadere il bastone, richiuse la porta e cercò di calmarsi. Ci volle un bel po’, ma alla fine il respiro tornò normale e il cuore riprese a battere come sempre. Solo allora, piano piano per non svegliare i genitori, tornò a letto, rimandando a domani il riconoscimento dei due briganti. All’alba la casa era stranamente silenziosa. Quando Giuliano aprì gli occhi, si guardò attorno e si mise in ascolto aggrottando la fronte: come mai sua madre non era in cucina a preparare la colazione e perché non sentiva il solito rumore che faceva il padre nel ripostiglio degli attrezzi, borbottando le preghiere mattutine? Poi, con un colpo al cuore, si ricordò dell’avventura notturna, dei briganti che avevano cercato di forzare la porta di casa, delle randellate menate a casaccio sulle loro schiene… Giuliano si precipitò in cucina: deserta! Corse ad aprire la camera da letto dei genitori: non c’erano e il etto era in ordine, come se nessuno ci avesse dormito. Guardò fuori dalla finestra: una nebbiolina leggera danzava sui campi, sfrangiandosi al contatto con le cime degli alberi del vicino boschetto. Fu allora che un sordo presentimento gli bloccò lo stomaco, obbligandolo ad avvicinarsi alla porta di casa: con mano tremante afferrò la maniglia, la tirò e… i suoi poveri genitori che evidentemente la sera prima se n’erano andati a passeggiare nei dintorni giacevano a terra in un lago di sangue raggrumato, abbracciati nella morte come lo erano sempre stati anche in vita. Accanto a loro, a terra, vide il bastone, macchiato anch’esso di sangue scuro, col quale nella notte aveva creduto di dare una lezione a briganti di passaggio! Il mondo tutto quanto crollò, attorno e dentro il povero Giuliano: urlò di dolore, si picchiò di rabbia, sbatté la testa di qua e di là, ma ormai c’era ben poco da fare. Diede sepoltura ai poveri vecchi, chiuse a doppia mandata la casupola e vendette il campo, l’orto e le bestie, regalando poi il ricavato ai poveri del paese. Alla fine partì, e di lui non si seppe più nulla per molto tempo. Il fatto è che, per espiare il male involontariamente procurato, Giuliano aveva deciso di farsi eremita e di vivere i rimanenti anni della sua vita lontano da tutti. Talmente lontano, che dal luogo prescelto quello che oggi noi chiamiamo i laghi di S. Giuliano non s’udivano né il suono di una campana, né il canto di un gallo. Trascorsero molti anni e Giuliano divenne ben presto un sant’uomo al quale in molti si rivolgevano per avere conforto e grazia. Dopo la sua morte alcuni pellegrini che salirono ai laghetti in pieno inverno trovarono la tomba coperta di rose in fiore! Fu l’ultimo miracolo dell’eremita, in onore del quale venne eretta una cappella, che ancora oggi è visibile sulle rive di uno di quei laghetti.

Da ADAMELLO BRENTA PARCO, anno 4, n° 3, luglio 2000